posted on 2025-11-21, 00:02authored byLuigi Gussago
Carlo Coccioli si dissocia fin dagli esordi dal panorama intellettuale post-bellico italiano per intraprendere un percorso letterario improntato sulla ricerca di un equilibrio etico-mistico. Una delle prime tappe di questo cammino è Il migliore e l’ultimo (1946), romanzo dedicato alla Resistenza, a cui l’autore prese parte attiva tanto da meritarsi una medaglia al valore. Lo scrittore spiega come le sue gesta da “piccolo eroe” partigiano fossero in realtà motivate dall’amore per uno dei commilitoni, un episodio che non segna soltanto la biografia dello scrittore, ma anche il suo modo di rappresentare gli eventi successivi al 1943. Su queste basi, il presente articolo intende soffermarsi su tre aspetti fondamentali: la genesi del romanzo e la sua posizione “marginale” rispetto alla mitopoietica resistenziale; il modo in cui Coccioli associa Resistenza e identità omosessuale; le strategie letterarie e narrative adottate dallo scrittore per sfuggire alla retorica dell’eroe a tutti i costi.<p></p>